Camminava per strada
by ~follettoCamminava per strada.
No, non è corretto.
Effettivamente lui danzava per strada. Ondeggiava, traslava, oscillava. Si muoveva all’interno di quella folla di persone, nell’ora di punta, come se fossero semplici ostacoli. I suoi passi calmi ma determinati, lo facevano sfilare fra una persona e l’altra, deviando il proprio corso come una goccia d’acqua che discende fra i sassi. Intangibile.
Proseguiva così, sembrava non potesse toccare nulla su questo piano di realtà, come se ne fosse estraneo, come se sarebbe successo un cataclisma se solo avesse toccato qualcuno.
Contemporaneamente, nessuno pareva accorgersi di lui. Non un cambio di direzione, nessuno che si fermasse trovandosi di fronte lui. Neppure uno sguardo.
Semplicemente, come fosse la cosa più naturale del mondo, lui non esisteva. Soltanto qualche gatto pareva accorgersi della sua esistenza, si fermava, come in ascolto di un rumore lontano, prima di riprendere il proprio sonno pomeridiano.
Sembrava un uomo come tutti gli altri. Sembrava, sebbene nessuno poteva accorgersi di tale incredibile somiglianza. Sembrava perché comunque aveva questa caratteristica: invisibile.
Eppure doveva farne di fatica. Evitare un fiume di persone che cammina apparentemente a casaccio, ognuna con il suo intento, doveva essere un problema enorme. Calcolare il percorso di ogni corpo, la velocità, il movimento. Continuare a camminare, sempre alla stessa velocità senza fermarsi. Combinare assieme tutto questo in una danza con milioni di partners differenti. Con grazia.
Effettivamente, no. Lui non faceva il minimo sforzo. Sembrava la cosa più naturale del mondo quel suo camminare determinato. Il mercurio non aveva certo problemi a sapere dove stare, quando incontrava dell’acqua no?
Ma pian piano la sua velocità aumentava, il rintocco dei suoi passi era un metronomo leggermente accelerato e batteva il tempo di una melodia sempre più pressante.
Sapeva.
Si, sapeva dove stava andando. Nessuno che cammina a quel modo, con quella espressione negli occhi può essere contemporaneamente ignaro della sua destinazione. E quella era là. Si avvicinava al culmine, da qualche parte più avanti, ancora un poco, ancora alcuni metri.
Di colpo,
si fermò.
Ora non era più lui a evitare gli atomi di questo sistema di forze umano. Tutti gli rimbalzavano intorno, formando anse, deviazioni. Qualcuno addirittura tornava indietro. Qualcuno indugiava, non capendo forse il motivo per cui avrebbe dovuto cambiare direzione. Ma come una particella che esce da un buco bianco, alla fine non poteva fare a meno di allontanarsi da quel centro.
La piazza lo guardava. La possente chiesa settecentesca, sulla sua sinistra, lo osservava immobile dai suoi tetti. Quell’edificio, secolare, sembrava sapere cosa sarebbe accaduto. Ogni singola pietra, forse, ne era ancora ben più conscia, avendo sulle spalle una saggezza decimillenaria.
La statua, quella magnifica statua equestre, sembrava ora perplessa. Tutta. Sia il cavallo, sia il giovane condottiero raffigurato sopra la sua schiena. L’espressione era indubbiamente quella, sebbene l’intento dello scultore fosse ben più truce, ora non poteva fare a meno di esprimere perplessità.
L’uomo infatti era lì. Fermo. Immobile. Lo sguardo era volto all’orizzonte, ma non quello terrestre. Le persone sembravano rimbalzare un metro più lontane per ogni minuto che trascorreva. Tic, tac. Quando la torre dell’orologio segnò l’una del pomeriggio, egli era il centro di una sfera immaginaria di qualche decina di metri di raggio. Anche i piccioni, come ogni altro essere vivente, non osavano infrangere quel campo invisibile che palesemente doveva esserci per riuscire a tenere lontani tutti quegli animali. Tranne il solito gatto. Che, beffardo, sorrideva a tratti mentre era intento a pulirsi una zampa.
Mew.
La piazza divenne deserta. Solamente l’uomo e il felino rimasero. Nel silenzio.
Lentamente, l’uomo si girò, notando il gatto. Si fissarono così intensamente che pareva sentire rimbombare nella piazza immobile il loro battere di ciglia.
“A dopo”, annunciò infine l’uomo.
Mew.
La piazza si riempì del tumulto delle persone, del loro vociare, del loro movimento. L’aria era tornata viva, ma l’uomo non era più là, mentre le persone calpestavano il suo ultimo suolo su questo mondo.
Il gatto si voltò, tornando a dormire in una cesta.



















bello il riferimento al micio. io li adoro i gatti. effettivamente sembrano portati a percepire ciò che non di dovrebbe. saranno i baffi e le vibrisse.
leggendolo sono riuscito a visualizzare davvero la scena.
ben fatto!
Buchi bianchi? Heheheh vicino, vicino
Son contento ti sia piaciuto anche questo
--
— Folletto Malefico "@ —
member-of: =italia ~Lumbard
E scùlta i spiriti e scùlta i fulètt
che rampèghen söel müür e sòlten föe del cassètt
No, non è corretto.
Effettivamente lui danzava per strada. Ondeggiava, traslava, oscillava
già qui ho cominciato ad applaudire.
è un bellissimo racconto, mi piacerebbe avesse un seguo....
aspetterò con ansia.
nel frattempo continuerò a battere le mani.
--
Del resto io non muoio, arrocco
...Non combattere i mostri, a meno che tu non diventi un mostro.
E se scruti nell'abisso, l'abisso scruta dentro te...
Wo der Kopf vorbeigegangen ist, Der Schwanz hat kein Party
Ho davvero troppe persone che hanno apprezzato questo piccolo passaggio... penso sia un buon motivo perchè un seguito possa esserci... l'unico dubbio è che quando scrissi questo ero davvero 'ispirato'... e ho forse troppa paura che un seguito possa non rivelarsi all'altezza
Di nuovo grazie
--
— Folletto Malefico "@ —
member-of: =italia ~Lumbard
E scùlta i spiriti e scùlta i fulètt
che rampèghen söel müür e sòlten föe del cassètt
pure io ho scritto un seguito ad una mia prose...
e si e rivelata molto poco all'altezza.
--
Del resto io non muoio, arrocco
...Non combattere i mostri, a meno che tu non diventi un mostro.
E se scruti nell'abisso, l'abisso scruta dentro te...
Wo der Kopf vorbeigegangen ist, Der Schwanz hat kein Party
--
Morgan - Italia
--
— Folletto Malefico "@ —
member-of: =italia ~Lumbard
E scùlta i spiriti e scùlta i fulètt
che rampèghen söel müür e sòlten föe del cassètt
unica critica che ti posso fare è l'accenno ad aspetti fisico scientifici. per calzare calzano,ma mi sembrano un pò avulsi dalla realtà dello scritto. però vedo che non sono stato l'unico a notarlo...
prosegui!!!
...ci proverò
--
— Folletto Malefico "@ —
member-of: =italia ~Lumbard
E scùlta i spiriti e scùlta i fulètt
che rampèghen söel müür e sòlten föe del cassètt